Premessa: ovviamente era partita per essere la relazione di "Se una notte d'inverno un viaggiatore.." di Calvino.
Ed altrettanto ovviamente è finita ad assomigliarci poco ad una relazione ^^'
A voi le critiche xD
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I titoli scorrono davanti agli occhi, uno dopo l’altro. In realtà non sono solo titoli. Ognuno di essi è una piccola magia. Ognuno di essi è un piccolo incanto che si prepara a venire fuori, tutt’a un tratto non sarà più un titolo, diventerà amore, amico, pianto e risata. Diventerà un piccolo tassello, un incastro tra i mille diversi che si susseguono in quello che è il magnifico puzzle della vita.
L’odore delle pagine ancora intatte, ansiose di raccontare qualcosa, riempie le stanza. E più procediamo più la strana droga di quel luogo produce il suo effetto, l’exstasi innocua, o forse tanto più pericolosa delle altre. Ne siamo vittime senza accorgercene, pian piano ne diventiamo schiavi, lo sappiamo, dovremmo saperlo. È successo mille volte, succederà anche questa volta, ovvio. Eppure sono già passati uno, due, tre.. ecco il quarto scaffale. Passo dopo passo, volume dopo volume.
Perché stiamo andando avanti? Senza una meta, senza una trama evidente. Non potremmo semplicemente fermarci lì e dare un taglio a quella strana forza che sta facendo di noi niente più che marionette nelle sue grinfie? Come si può proseguire quando si sa che quello che si sta facendo non porterà assolutamente da nessuna parte? È una battaglia persa in partenza.
Soprattutto, come si può spigare perché si sta andando avanti? Potremmo dare mille motivazioni: il fascino dell’incertezza, la precarietà di un equilibrio tanto sottile, la volontà di dare a questo cerchio un inizio ed una fine. No. Non sarebbe mai abbastanza, in nessun caso. Si riempiono le pagine di motivazioni, impostiamo i nostri pensieri su tutto ciò: dopotutto, una spiegazione ci deve pur essere. Ne siamo proprio certi? E se per una volta, una sola volta, non ci fosse?
Se ci stessimo semplicemente illudendo di trovare motivazioni laddove invece non ce ne sono? Non ci balena mai per la mente il pensiero che il motivo per cui tutto ciò che ci riguarda accade, semplicemente, non sia un motivo. Solo lo scorrere dei fatti. In fondo siamo ancora fermi lì, nello stesso punto in cui eravamo prima che questi mille pensieri ci assalissero. Se avessimo trovato un motivo valido per andare via lo avremmo già fatto. Se ne avessimo trovato uno per continuare a camminare molto probabilmente saremo già una ventina di passi avanti.
Ma se non ci crediamo, in quella magia, perché siamo lì? Non dovremmo. Dobbiamo confessarlo a noi stessi, non sappiamo spiegarcelo il vero motivo: non sappiamo trovarla, la forza che muove tutto. Siamo rimasti fermi, questo significa qualcosa. Probabilmente stiamo per fare un nuovo passo avanti, e questo significherebbe troppo.
Se una notte d’inverno un viaggiatore è tutto questo, è molto di più. Passi silenziosi, pagine sempre nuove. Titoli che nascondono il nulla e parole che racchiudono l’infinito. “Perché leggerlo” è una domanda banale, “perché non leggerlo” ammette una sola risposta: non rimanerne irrimediabilmente folgorati. Nessuno saprà mai cosa vorrà dirci quel libro, dopotutto cosa mai vorrà dirci la vita? È tutto così lampante eppure tutto così incomprensibile. Un attimo ne siamo follemente innamorati, l’attimo dopo l’odio ci schiera dalla sua parte. Una nuova pagina è scorsa, un nuovo scaffale superato. Abbiamo compiuto quel passo: amore o odio che sia, è stato fatto. E questo significa qualcosa.
Non ci si può fermare mai,
Se una notte d’inverno un viaggiatore non si ferma mai … Probabilmente nessuno ha una vera motivazione per leggerlo o meno, probabilmente ne esistono a milioni. Nessuna abbastanza valida, a mio parere. Bisogna semplicemente abbandonarsi a quelle pagine. Ciò che leggiamo è ciò che siamo. E siamo né più, né meno di quello che leggiamo.
E se una notte d'inverno un viaggiatore decidesse di aprire questo libro, leggerebbe la mia storia, la nostra storia, la storia del mondo intero.La vita non si ama, non si odia: si vive.
Se una notte d’inverno un viaggiatore non si ama, non si odia: si vive.